La logica risponde al dogma dell'inferno eterno III parte

Si conclude la serie di articoli sul dogma dell'inferno eterno del teologo Amedeo Gaetani.
La predicazione, da parte dell'istituzione cattolica, pressante e sistematica, della presenza di un inferno eterno, ormai da secoli, è diventato uno dei pilastri della dottrina cattolica e, fatto ancor più sconcertante, ha riempito le menti di generazioni e generazioni di uomini e donne, inculcando loro la paura stessa della vita. Questa visione distorta della fede in Cristo è stata e sarà, se non viene immediatamente corretta, fonte di innumerevoli forme di nevrosi ossessive e compulsive. Basta considerare i gesti ripetitivi liturgici, le formule di preghiera da recitarsi pena il peccato mortale, le giaculatorie ossessive e tutte quelle forme di devozione da ripetersi per aggraziarsi Dio. Dio non si merita per le cose ripetitive che facciamo per lui ma Dio si ama come Egli ci ama. La fede è una risposta all'Amore di Dio e si esprime amando e non facendo gesti ossessionanti fino a crearsi scrupoli a non finire se quei gesti, per i più svariati motivi, dovessero essere disattesi.


Bene. Certa predicazione, avendo svalutato in pieno la figura del Padre, che lavorerebbe a braccetto con il demonio, di cui si serve per mettere alla prova gli uomini, avendo svalutato la stessa figura del Figlio, che obbedendo al Padre ne fa un giudice severo che ricalca le orme del Padre, ha generato un attaccamento morboso ad alcune presunte apparizioni mariane, dove la madonna incoraggerebbe gli uomini ad aver fiducia di lei (vedi le incessanti pressioni di Radio Maria in merito a questo discorso). Con il passare del tempo si è arrivati al punto di proiettare la figura materna protettiva, di cui ogni uomo ha bisogno, verso la madre di Dio che, sola, può “fermare il braccio del Figlio” adirato con l'umanità. In certe presunte apparizioni (specialmente la tanto osannata Medjugorie; anche in questo Radio Maria è maestra) la madonna affermerebbe proprio questa assurdità. Verrebbe da chiedersi: Ma la madonna è più buona di Dio Padre e del Figlio? Può una creatura essere più buona del suo Creatore? Le domande che ci siamo poste hanno anche il compito di farci esclamare una volta per tutte: BASTA ! Ciò che ci hanno insegnato deve fare i conti con le continue domande che la logica razionale suggerisce nell'animo delle persone. La consapevolezza di ciò l'abbiamo solo riflettendo a rigor di logica, senza interpellare la Sacra Scrittura. Un altro errore è stato commesso, da Girolamo, nel tradurre la parola greca “Ade”, già tradotta così dall'ebraico “Shèol”, con il termine latino “inferno”. Lo “Shèol” per gli ebrei era il regno simbolico dei morti, così come era l' “Ade” per i greci. Ora, Girolamo traduce “inferno” invece di “inferi”; questo ultimo era il corrispettivo del regno dei morti in latino. Non solo, ma dà al termine “inferno” quella caratteristica negativa di luogo dove doveva, per forza di cose, relegare quel Lucifero inventato da lui per grossolani errori di traduzione. C'è da tener presente, comunque, che nei Vangeli si parla di “inferno” ma solo nella traduzione italiana. Infatti, come abbiamo già affermato, il testo greco parla di “Ade”. Molti affermano che Gesù stesso ha parlato dell'inferno in molti suoi discorsi. Qui entra in gioco un'altra questione importante: Gesù, quando parla della condanna di chi non agisce bene in questo mondo, usa la parola “Geenna” e non “Ade”. La Geenna è il luogo dove si bruciavano i rifiuti di Gerusalemme; Gesù introduce questo termine, nei suoi discorsi, a puro scopo pedagogico. L'Incarnazione presuppone un'identificazione anche linguistica, da parte di Gesù, con la cultura del tempo. E' inevitabile, quindi, che Gesù usi il linguaggio del suo tempo anche riguardo a questo spinoso argomento, seppure in pochissime occasioni, ma lo fa soprattutto a scopo educativo. Per Gesù c'è il rischio reale che l'uomo possa fallire nel suo rapporto con Dio, se si ostina ad odiare, nonostante gli inviti pressanti all'Amore vicendevole. In questo caso Gesù prevede la “possibilità” di un fallimento totale della persona che, pur creata per amare e pur avendone la consapevolezza, si ostina ad odiare. In questo caso Gesù parla di Geenna ed è come se dicesse: “Se ti ostini a fare del male al tuo prossimo, la tua vita non ha alcun senso, ti blocchi nell'Evoluzione verso la vita e la tua esistenza si spegne piano piano. Alla tua morte verrai gettato nella Geenna perché non avendo dato alla tua Coscienza la possibilità di evolvere nel bene, sei rimasto solo “carne” e la tua carne, alla morte, si decompone e la tua esistenza svanirà nella totale distruzione, così come avviene nella Geenna quando si brucia l'immondizia”. E' l'annientamento totale. Non è l'inferno, è solo una possibilità di fallimento riguardo alla salvezza della persona oltre la morte, per il semplice fatto che la persona stessa non avrà sperimentato alcuna evoluzione positiva verso il bene. Ma, ripetiamo, è solo una possibilità; Gesù parla della possibilità di fallimento, ma non è detto che ciò accada e, sicuramente, Dio fa di tutto perché questo non accada, stimolando continuamente la Coscienza dell'Uomo-Donna al Bene. Ritengo che sia sufficiente tutto ciò che ho esposto, perlomeno per far capire ai nostri cristiani contemporanei che la Rivelazione di Gesù di Nazareth è ben altro che non il frutto di errori di traduzione fatti passare per verità di fede ma, ancor più, per dire agli stessi cristiani che sarebbe ora di aprire gli occhi e le orecchie, per ragionare secondo la propria COSCIENZA che è il SACRARIO più importante dell'uomo, dove abita la DIVINITA' stessa e che nessuno ha il diritto di violare, perché lì Dio parla ad ogni uomo-donna-creatura, senza bisogno di alcuna intermediazione umana.

Commenti

Anonimo ha detto…
La ringrazio per Blog intiresny
Anonimo ha detto…
Vorrei fare un'osservazione. Se è palese che l'uomo può fallire nel suo cammino verso Dio, che fine fanno allora le persone che falliscono, se non esiste l'inferno? Questo riferendomi al passo dove si cita allegoricamente la Geenna. Grazie per l'eventuale risposta e per il Vostro articolo
Federico ha detto…
Mi permetto di provarle a rispondere. A parte dogmi vari io non riesco a credere nell'inferno eterno e contemporaneamente ad un Dio buono e onnipotente.
Mi segua in questi brevi ragionamenti:

1. Nessuno ha scelto di nascere. Di conseguenza per forza di cose la vita è un'avventura nel suo senso più genuino.

2. Il paradiso non è un futuro necessario per l'uomo. Perché la vita esiste e sussiste anche senza presupporre nessuna continuazione oltremondana. Il che significa che morire non è un paradosso, si era polvere, per un periodo abbiamo un corpo ed una mente, alla fine torniamo polvere.

3. Dio che invece è buono (il che significa che vuole il nostro bene) ci vuole dare di più della nostra condizione umana. Ci da quindi la possibilità per arrivare a lui. Se amiamo non moriremo, bensì verremmo accolti da lui. Accolti e non premiati, perché Dio non ci promette un premio oltremondano (non ci regalerà una porsche se facciamo i bravi) bensì permetterà all'Amore, che è ciò che permette la nostra autentica felicità, di perdurare nel suo mondo aldilà della morte.

4. Come conseguenza del punto 3, se non accogliamo in vita questa sua proposta allora abbiamp scelto il mondo e quindi ci siamo preclusi la possibilità di arrivare al Dio eterno. Quindi arrivati alla fine della nostra fine cesseremo di esistere. Non si va da alcuna parte perché é la nostra condizione naturale morire e non vivere eternamente.

Adottare la logica del tormento eterno é invece incompatibile con l'etica umana (includendo pure l'etica cristiana) ed é pure logicamente forzata. Si sente spesso dire che se c'é un paradiso ci deve essere pure un inferno. Questo sarebbe vero se la nostra naturale condizione umana sia vivere per sempre, ma non c'é alcun argomento a favore di questa tesi, ossia noi vediamo che con la morte finisce tutto e non c'é alcun motivo di pensare che questa non sia la verità.
Credendo all'inferno eterno ci sono a mio parere questi ostacoli:

1. Condannare eternamente una creatura che non ha scelto di essere messo al mondo é ingiusto. Forse se avesse saputo prima cosa lo avrebbe aspettato avrebbe preferito non nascere.

2. Condannare ad una pena eterna qualcuno che ha vissuto nel tempo é incommensurabilmente ingiusto (se avessi avuto più tempo forse mi sarei salvato) e non é compatibile con un Dio buono e onnipotente, perché questi avrebbe potuto concedere il tempo necessario.

3. Non si vede come torturare eternamente un hitler possa dare giustizia alle vittime del nazismo. Quando Caino uccise Abele creò un danno irreparabile, danno al quale al massimo potrà porre rimedio Dio garantendo la vita eterna ad Abele. E se comunque potrebbe essere borderline con un hitler figuriamoci il non senso se la pena eterna fosse rivolta ad un uomo comune imperfetto con i suoi vizi.

4. Si pone un tremendo dilemma sulla libertà. Se un uomo pur sapendo che lo attenderà l'inferno, é felice di andarci allora vuol dire che era un demone e allora non si pongono problemi di sorta a condannarlo. Ma se agisce così per generica lontanza da Dio allora viene da chiedersi perché Dio non abbia dato sufficiente Grazie per fargli comprendere come arrivare a lui. Lo lascerebbe quindi completamente in balia di se stesso. Dico in balia e non libero perché non penso che l'uomo sia totalmente libero. Noi non siamo in grado di vedere e scegliere tutto ma solo a tentoni impariamo. Quindi al massimo possiamo non guadagnarci il paradiso ma l'inferno eterno é di nuovo ingiusto perché Dio sapendo sin dall'inizio ci avrebbe potuto donare un cuore più in grado di saperlo ascoltare (o più banalmente si sarebbe potuto mostrare in maniera inequivocabile).

Scrivendo in questo modo potrei sembrare un testimone di Geova ma ci tengo a dire che non lo sono ne lo sono mai stato.