Brevissima storia della felicità nel pensiero occidentale

di Angela Curatolo

Ufficialmente la storia del pensiero comincia in Grecia e per gli ellenici era molto importante concettualizzare, cercare e testare la Felicità.
Il dizionario la definisce come è un'emozione fortemente positiva, percepita soggettivamente.
L'etimologia del lemma, deriva da: felicitas, deriv. felix-icis 'felice', la cui radice "fe-" significa abbondanza, ricchezza, prosperità. Ma cosa deve abbondare, prosperare perchè sia realizzata la felicità?
Malacaria (felicità intesa come stato di beatitudine e pienezza), Eutachia (felicità scaturita se favoriti dalla buona sorte) e Eudemonia (posseduto dal proprio daimon) sono le tre sfaccettature di questo studio lungo 2000 anni, che per i greci assunse subito posizione di dottrina etica.
Il concetto più interessante appare l'Eudemonia, collegato alla figura del daimon, alla missione della nostra vita e ad un'altra domanda che ossessiona “l'essere pensatore”: cosa ci faccio io qui?
La felicità, pertanto, implica una ricerca fondamentale: quella del nostro Daimon, “il consigliere dell'anima”, che è dentro di noi. Ed è lì che dobbiamo cercarlo.

Da Socrate (Repubbica di Platone) a J. Hillman, questo amico ha dei segni particolari costanti, alcuni indizi per riconoscerlo sono espressi egregiamente nel “Codice dell'anima”: “Prima della nascita, l'anima di ciascuno di noi sceglie un'immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino".

Stante a queste parole il primo step consiste nella ricerca del Daimon. E una volta trovato Daimon, capita la missione da seguire, espressa l'eudemonia, proviamo quei bei momenti di pienezza e beatitudine, la Macaria.
Non sembra facile decifrare il codice dell'anima però! Alcuni, così, sono concentrati soprattutto sulla sensazione di beatitudine ed è lì che hanno fissato l'obiettivo spediti come un treno, senza passare dal via.
Epicuro invita i ricercatori della felicità alla “Liberazione da emozioni perturbatrici, dalle passioni” e conclude che l'assenza del dolore fisico e psichico sommato alla conoscenza delle cose costituiscono lo stato di felicità.
Per gli Edonisti la Felicità è piacere, inteso come mezzo egoistico e utilitaristico, scopo ultimo della vita.
Platone avverte: se si vuol essere felici è necessaria la consapevolezza che l’uomo qui vive in un mondo non autentico, l’originale è nel mondo delle idee (Iperuranio).
Aristotele, finalmente, ci descrive l'uomo che riesce a vivere la vita esprimendo le sue potenzialità, realizzandosi nelle società e curando il suo corpo. La felicità si raggiunge attraverso l’otium, la conoscenza. La libertà è data della conoscenza, perchè il sapere aumenta le possibilità di scelta.
Tra i romani non si può trascurare il pensatore Seneca che identifica la felicità nella ricerca della verità, pronti però ad accettare che nulla è stabile, tutto è proteso a modificarsi.

Nella storia della ricerca della felicità ci sono pensatori
che si alternano tra materialismo, spiritualità e decodificazione dell'anima ma non mancano i pessimisti come Schopenauer.E' degno sempre di menzione in ogni tema filosofico ma in questo è dovuto. Per Arthur “la sola felicità è quella di non nascere. La felicità è nell’attimo, nell’assenza di dolore, assenza di desiderio. La felicità è solo chimera.” Per molte persone il suo discorso è la verità. Ma in altri suscita tenerezza e ilarità. Immaginiamo che a questo burbero signore, che in genere è negativo e pessimista su tutto, qualcuno gli chieda: cos'è per lei la felicità?
Per Arthur, piuttosto, i problemi da risolvere durante la vita sono la noia, non avere debiti con il tempo usuraio. Da vecchio,dice, spesso ci si attacca ai soldi perché sembra che i soldi sono l’unica cosa reale. Mentre i giovani si dedicano al sesso, all’amore, alla fama e al potere.
A queste parole si può solo concludere: scusi tanto, eh.


Il punto di vista di Leopardi non solleva il morale che, forse in una sua proiezione scrive: "la natura ci ha concesso solo il desiderio della felicità."
Influenzato dal pessimismo psicosensistico del triste Giacomo e dalla exerbatio cerebri di Kierkegaard, Ennio Flaiano scrive: “per essere felici bisogna desiderare quello che si ha. Ma - ahimè- è cosa ardua, dato che raggiunto un obiettivo, posseduto un oggetto, il nostro desiderio si sposta e si proietta verso altre mete”. Il consiglio di Einstein potrebbe apparire come una soluzione cruda ma forse per alcuni è stata efficace: se vuoi una vita felice devi dedicarla ad un obiettivo e non alle persone e alle cose.
Esplorare il pensiero di altri filosofi e letterati come Dante, Moravia, Sartre, esistenzialisti, decadentisti e Punk dark new wave, completerebbe la storia; ma questa è una brevissima storia della felicità nel pensiero occidentale, non su sulla noia, inquietudine, malessere, nausea, accidia. (Ci riserviamo in un prossimo articolo di esplorare questi aspetti della vita).

La felicità consiste, come si è specificato all'inizio, per la maggior parte dei pensatori di matrice spirituale, nella decodificazione dell'anima. E Erich Fromm riprende il filone. Libertà, spontaneità di espressione, questa la strada della gioia, della felicità e serenità. L’unica certezza con la quale si viene al mondo è la libertà intesa come spontaneità e voglia di vivere. Crescendo barattiamo i pezzi della nostra libertà in cambio di invitanti illusioni. Come?
1)Impedendo alla nostra spontaneità di esprimersi allegramente.
2)Crediamo ad una bugia: barattiamo l’unica certezza, la libertà, per false certezze. Così scendiamo in continuazione a compromessi.
Questo ci rende infelici e a volte ci ammaliamo. Per questo motivo è così importante la felicità.
Un medico inglese, negli anni '20, Edward Bach, scopritore di molti vaccini e dei famosi fiori omonimi, ricercatore insieme a Samuel Hahnemann dei principi omeopatici, vide una relazione basilare tra felicità e guarigione. Egli sosteneva infatti che l’unico modo per essere felici è seguire la propria missione qui nella vita. Seguire quello che la nostra anima ci trasmette anche attraverso il corpo. Per questo scrisse: “non vi è guarigione senza la pace dell’anima e la gioia interiore.”
Una sua frase è illuminante: “ cura l’uomo e non la malattia”. Se non seguiamo la missione sussurrata dalla nostra anima e per la quale siamo qui, non possiamo essere felici, provare gioia. “I desideri sono l'istinto dell'anima.”

Cosa deve abbondare perciò nella vita per essere felici?
Emozione positiva, consapevolezza, libertà, conoscenza, instabilità, desiderio, spontaneità, azione e movimento.
E questo lo si realizza seguendo i messaggi che anima ci invia.
Ma quali possono essere i mezzi di decodificazione del messaggio inviato dal profondo.
Freud sosteneva che è impossibile conoscere i meccanismi del profondo (inconscio) e ambire alla conoscenza dei suoi risultati è un buon obiettivo, magari tramite la psicanalisi. Jung suggeriva un viaggio nell'ombra per portare alla luce i tesori lì nascosti. E non escludeva l'uso di metodi di divinazione come i Ching.
Le ricerche di tre americani, Richard Bandler, John La Valle e John Grinder sono approdate ad un metodo, PNL, programmazione neurolinguistica. La PNL non solo fornisce una mappa e una torcia per cercare i “famosi tesori” ma anche i mezzi per eliminare o modificare quelle convinzioni che limitano, deviano addirittura impediscono di portarli alla luce.
Non è raro incontrare un tizio che illustra il suo progetto di vita e termina con “magari potessi fare questo”. E alla domanda: “chi te lo impedisce?“ il tizio risponde:
-ma per fare i soldi devi prima averne
-se non hai amicizie non vai da nessuna parte
-i ricchi credono di comprare tutto con i soldi
-sono troppo vecchio
-sono troppo giovane
-sono troppo stupido
-se mi fossi laureato
-se mi fossi messo a lavorare invece di studiare e perdere tempo
-non puoi fare ........
-è impossibile ............
-nessuno ..............
-tutti .................
-e la lista va avanti........
Ognuna di queste affermazioni è quello che nel gergo della Programmazione Neuro Linguistica rappresenta una “convinzione limitante”, e si pone come una vera e propria barriera che impedisce di raggiungere quello che si vuole veramente. La PNL parte dal presupposto che si devono abbattere queste convinzioni limitanti e operare nella propria realtà. E lì che si deve agire. Nella realtà si può essere felici ma è possibile solo quando si è soddisfatti, e si è soddisfatti quando si prova, si reagisce, si cerca, si agisce.

“Vuoi che il non oso sia sempre al servizio del vorrei!” diceva Lady Macbeth.
La volontà di ricercare aiuta a decodificare i messaggi dell'anima e oggi i mezzi per realizzare la propria

Leggenda personale, come le indica Coelho, sono a disposizione basta solo essere cercare.
Vivere probabilmente è creare il progetto della nostra vita. Anzi la nostra vita è il progetto. E’ importante informarsi, sapere e poi sperimentare. Sperimentare, senza sapere o informarsi crea perdite di tempo. Sapere solo teoricamente accresce il desiderio e si tende a mitizzare: bisogna anche sperimentare.
La vita è un continuo esperimento accompagnato da un costante studio. E’ saggio agire come i ricercatori di laboratorio: studio e sperimentazione.

I risultati a volte si ottengono e a volte no, ma non è importante questo. L’importante è continuare a sperimentare la vita. Questa è felicità: semplicemente vivere.
John Lennon una volta disse: “ la vita è quello che accade mentre prepari un progetto”.

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